20.3. Avvio del server dei nomi BIND

Nel sistema SUSE Linux il server dei nomi BIND (Berkeley Internet name domain) viene fornito preconfigurato in modo che possa essere avviato subito dopo l'installazione. Se la connessione a Internet è attiva ed è stato immesso 127.0.0.1 come indirizzo del server dei nomi per localhost in /etc/resolv.conf, la risoluzione dei nomi può essere usata anche se non si specifica il server DNS del provider. BIND effettua la risoluzione dei nomi tramite il server dei nomi principali ossia tramite una procedura che richiede tempo. Generalmente è necessario immettere il server DNS del provider con l'indirizzo IP nel file di configurazione /etc/named.conf nella sezione server di inoltro per essere certi che la risoluzione dei nomi venga effettuata in modo efficace e sicuro. Se l'operazione può essere effettuata senza alcun problema, il server dei nomi viene eseguito come server di solo caching e diventa un server DNS solo nel caso in cui configuri le proprie zone. Per un esempio semplificato della procedura, vedere /usr/share/doc/packages/bind/sample-config.

[Tip]Adattamento automatico delle informazioni sul server dei nomi

A seconda del tipo di connessione Internet o di rete, è possibile adattare automaticamente le informazioni sul server dei nomi alle condizioni di lavoro. Per effettuare questa operazione, impostare la variabile MODIFY_NAMED_CONF_DYNAMICALLY nel file /etc/sysconfig/network/config su .

Tuttavia, è opportuno impostare i domini ufficiali solo dopo che questi sono stati assegnati da un ente certificato. Anche se si dispone di un dominio gestito da un provider, è preferibile non usarlo perché in questo caso BIND non inoltrerebbe le richieste di questo dominio. Ciò significa, ad esempio che il server Web del dominio non sarebbe accessibile.

Per avviare il server dei nomi, immettere il comando rcnamed start come root. Se viene visualizzato il messaggio "Eseguito" a destra in verde quando viene chiamato il processo del server dei nomi, significa che il server è stato avviato correttamente. Testare immediatamente il server dei nomi sul sistema locale utilizzando i programmi host o dig e verificare che restituiscano localhost come server di default con l'indirizzo 127.0.0.1. Se ciò non si verifica, è probabile che /etc/resolv.conf contenga una voce errata per il nome del server o che il file non esista. Per il primo test immettere host 127.0.0.1, che generalmente funziona correttamente. Se viene visualizzato un messaggio di errore, usare rcnamed status per verificare che il server sia effettivamente in esecuzione. Se il server dei nomi non si avvia o funziona in modo errato, consultare il file del registro /var/log/messages per tentare di risolvere il problema.

Per usare il server dei nomi del provider o un altro server già utilizzato in rete come server di inoltro, immettere l'indirizzo o gli indirizzi IP nella sezione opzioni sotto a server di inoltro. Gli indirizzi mostrati nell'Esempio 20.1, "Opzioni di inoltro in named.conf" solo indicativi. Correggere le voci in base alle impostazioni in uso.

Esempio 20.1. Opzioni di inoltro in named.conf

options { 
        directory "/var/lib/named";
        forwarders { 10.11.12.13; 10.11.12.14; };
        listen-on { 127.0.0.1; 192.168.0.99; };
        allow-query { 127/8; 192.168.0/24; };
        notify no;
        };

La voce options è seguita dalle voci della zona, ossia localhost e 0.0.127.in-addr.arpa. La voce type hint in "." deve sempre essere presente. I file corrispondenti non devono generalmente essere modificati e possono essere usati così come sono. Verificare inoltre che ciascuna voce sia racchiusa dal simbolo ";" e che le parentesi graffe sia inserite nelle posizioni corrette. Dopo aver modificato il file di configurazione /etc/named.conf o i file delle zone, indicare a BIND di leggerle nuovamente con rcnamed reload. Per effettuare questa operazione, è possibile anche arrestare e riavviare il server con rcnamed restart. Per arrestare il server in qualunque momento, immettere rcnamed stop.